Suggerimenti per la
redazione delle viste e dei render. I
render e le restituzioni prospettiche sono uno strumento molto efficace per la
presentazione di un progetto, ma vanno ben calibrati e controllati. Per
l’esperienza degli anni passati sappiamo che solo una parte degli studenti del
II anno, alla fine del primo semestre, sono in grado di padroneggiarli: per
questo motivo non è obbligatorio il loro impiego e, in linea generale, questo
tipo di elaborati possono essere sostituiti dalle foto del plastico,
adeguatamente curate e trattate perché raggiungano la massima efficacia.
I render, qualora venissero presentati, dovranno essere intesi come verifica e spiegazione del lavoro progettuale e non come alterazione e distorsione di spazi e materiali: si dovranno per tanto evitare effetti di iperrealismo eccessivi (anche e soprattutto negli arredi e nell’inserimento di figure umane) e stemperare i toni e gli effetti di luce. È consigliabile concepire i modelli virtuali come fossero modelli illustrativi in scala e non immagini dell’edificio già realizzato e rifinito: si dovrà quindi privilegiare un tipo di rappresentazione astratta che esalti le relazioni degli spazi e il rapporto tra i materiali. Molta sobrietà si dovrà usare anche nei cromatismi e nell’espressività delle textures prescelte, evitando l’ostentazione di pattern troppo riconoscibili e ripetuti (la reiterazione dello stesso motivo moltiplicata sulla superficie). Come già detto in generale per le tavole, anche i render dovranno tendere alla monocromia. Particolare attenzione dovrà inoltre essere posta nella scelta dei punti di vista delle inquadrature: si dovranno presentare immagini capaci di descrivere e spiegare gli spazi progettati nelle loro qualità specifiche e nelle loro relazioni, ed evitare scorci poco significativi in questo senso. Inoltre si dovranno omettere prospettive aberrati e distorsioni: bisognerà evitare la ‘caduta delle verticali’ tenendo la ‘camera’ virtuale il più possibile in bolla (cioè parallela al terreno) e finendo di correggere l’immagine in fase di edizione, ‘raddrizzandone’ cioè le linee con i programmi di fotoritocco.
L’esploso assonometrico. Al di là del modello e delle viste eventuali, è considerata strumento particolarmente utile per la presentazione del progetto la rappresentazione assonometrica: è dunque richiesta a tutti gli studenti la redazione di un esploso assonometrico che illustri la massa dell’edificio e parte della sua organizzazione spaziale interna. Si raccomanda di realizzare l’esploso assonometrico in 2D: anche utilizzando il disegno elettronico (l’autocad, per esempio) si deve realizzare l’elaborato come fosse un disegno in 2d e non attraverso la ‘fotografia’ di un modello virtuale tridimensionale. Solo il disegno in 2d, con il controllo delle linee e degli spessori, garantisce la precisione e la pulizia necessarie perché l’elaborato risulti chiaro ed efficace.
Si raccomanda inoltre di evitare che l’esploso frantumi l’edificio in una moltitudine di pezzi di cui è difficile cogliere le relazioni reciproche: l’esploso deve ben illustrare anche la massa dell’edifico, il rapporto dei suoi volumi e la relazione con il contesto. Pertanto deve essere concepito inserendo sempre l’edifico nel suo contesto e lasciandone intatta la pianta principale: solo pochi elementi devono essere omessi o estratti, quei pochi il cui spostamento o sparizione siano utili a rivelare il senso degli spazi interni e il funzionamento di alcuni spazi particolari. Per chiarire questi ultimi punti si presenta di seguito l’esempio di un disegno degli architetti spagnoli Mansilla e Tuñon che hanno sempre accompagnato i loro lavori con elaborati di questo tipo, redigendoli con grande perizia ed efficacia comunicativa.
Alcuni esempi di riferimento. Seguono alcuni esempi di illustrazione di progetti ripresi da lavori di architetti importanti e pubblicati su riviste e libri specializzati. Sono esempi scelti perché rappresentativi di modi analoghi di rappresentare i progetti contemporanei: modi che privilegiano chiarezza e confrontabilità degli esiti del lavoro e che riducono al minimo gli elementi d’effetto, esaltando i valori prettamente architettonici delle opere che illustrano.
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| Peter Zumthor, Zumthor haus und atelier, Haldenstein, 2005. Pianta. |
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| Aires Mateus, Progetto per un nuovo museo a Berlino, 2015. Render dell'interno dell'edificio. |
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| Aires Mateus, Centro culturale a Sines, Portogallo, 2005. Piante dei diversi livelli. |
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| Mansilla e Tuñón, Museo a Zamora, 1996. Pianta, sezione e esploso assonometrico. |




